19.4.16

Luci Rosse


Arde come fuoco libero. 
Sensazione di paura e desolazione.
La steppa il cui centro è foro.
Di scherno e di passione.



Riposi il libro nello scaffale, quasi indignato dalla maleducazione dei miei compagni. Nessun segno di attenzione, neppure un attimo di silenzio, eppure la mia lettura appagava le orecchie di chi non poteva udire. Le mie labbra, che si muovevano seguendo le parole della stampa, consolavano gli occhi di chi non riusciva a vedere ed i miei timpani udivano la voce di chi dapprima non parlava. 

- Luci rosse! - esclamai - Luci rosse in zona proibita!

Nessuno mi diede ascolto, ancora una volta, ma dentro di me sapevo di poter aiutare quei poveretti. 

Raggiunsi la scrivania a me di fronte, sfilando le forbici a punta tonda dal portamatite dell'infermiere. Mi avvicinai piano a uno dei tre, il Sordo, stringendo il manico in plastica colorata dell'arnese. Senza farmi notare, alle spalle del ragazzo, alzai il braccio, provando una sensazione di misticità legata all'odio che provavo nei confronti di egli. Contai nella testa, solo tre numeri, che in alcune circostanze sarebbero stati abili di fermarmi in tempo, ma lì non c'era nessuno, solo io e lui. Nonostante la velocità, riuscii a visualizzare dettagliatamente la direzione del mio arto destro, mentre godevo alla vista delle lame metalliche penetranti la carne del mio compagno di terapia. Quest'ultimo si girò bruscamente e così potei notare l'orrore stampato nei suoi occhi, in un agglomerato di paura e shock. 

- Luci rosse! - ripetei a denti stretti, sentendo il potere scorrermi tra le vene, fino a raggiungere il cuore. Chiusi gli occhi per assaporarne il gusto. Mi piaceva essere potente, sentire un flusso di energie scorrere nel mio corpo. 

Riaprii le palpebre per godere nuovamente della vista cruenta da me creata, ma non la trovai. La steppa mi circondava, piena di arbusti secchi ed erbacce, che nascondevano malamente attrezzi rudimentali. Il sole caldo e luminoso baciava le mie gote, impedendomi di notare l'avvento di una carovana. Quando mi fu vicina, un ronzio si fece lieve nell'aria, ed il calore aumentò progressivamente. Abbassai lo sguardo, sentendomi incapace di muovere gambe e braccia, in quel momento e luogo legate ad un palo in legno. Qualche ramoscello attizzò ai miei piedi, dando vita ad fuoco nuovo, vivo e libero.

Sentii il tepore sulle palme dei piedi, aspettando solo che si trasformasse in qualcosa di pericoloso e pieno di dolore. 


Arde come fuoco libero. 
Sensazione di paura e desolazione.
La steppa il cui centro è foro.
Di scherno e di passione.


(Tratto da Fuoco Libero, solo su Wattpad)